film, Germania, Francia, Ungheria, 2025, 145'
regia di Idikó Enyedi





LA STORIA

Tre persone, in tre epoche storiche diverse, si trovano nello stesso luogo: un campus universitario a Marburg, in Germania. Nel 2020, durante la pandemia del covid-19, un neuroscienziato di Hong Kong (Tony Leung) porta avanti una ricerca che permette di registrare le onde vibrazionali tra esseri umani. Nel 1972, durate le rivolte studentesche, Hannes (Enzo Brumm) uno studente di letteratura incontra una studiosa di piante di cui si innamora. Nel 1908 Grete (Luna Wedler) è la prima studentessa universitaria della facoltà e deve scontrarsi con il maschilismo delle istituzioni per portare avanti, senza pregiudizi, i suoi studi botanici.

Queste tre storie hanno un testimone immobile e silenzioso, che è il vero protagonista "morale" e percettivo del film: un ginkgo biloba millenario. Seguiamo i goffi e impacciati tentativi delle tre persone di stabilire dei legami – ognuno profondamente radicato nel proprio presente – mentre vengono trasformati dal potere silenzioso, persistente e misterioso della natura. L’antico ginkgo biloba ci avvicina al senso dell’essere umani: al nostro desiderio di sentirci a casa.




NOTE DI REGIA

È un film realizzato da esseri umani (da un team incredibilmente aperto e dedicato) per i nostri simili: gli spettatori. Riconosciamo e accettiamo umilmente i nostri specifici limiti percettivi. Questo film parla, con l’aiuto di onde luminose e sonore accessibili agli occhi e all’orecchio umani, delle percezioni del mondo al di fuori di questi limiti. Riconosciamo di non essere il riferimento assoluto: il nostro è uno dei tanti mondi, ugualmente validi.

Cosa vuol dire essere un albero? Non lo sappiamo. Quindi, non lo mostreremo. Mostriamo invece la curiosità umana, i toccanti e imperfetti tentativi di stabilire un legame, di riconoscere l’“altro” e accettare che per gli alberi, il misterioso “altro” siamo noi. Mostriamo scorci di oltre un secolo dell’orto botanico di un’università. Un luogo che è sempre stato (“universitas”) il fulcro della libera e illimitata curiosità umana, della scienza. In tempi in cui viene così pericolosamente messa in discussione e attaccata, vorremmo anche richiamare l’attenzione non solo sull’importanza, ma anche sulla bellezza e sulla forza ingenua e temeraria della ricerca scientifica. Può aiutarci a scendere dalla spaventosa e vertiginosa posizione in cima alla piramide verso un luogo più giusto e più accogliente: essere parte di questo mondo.




LA RECENSIONE


Enyedi insegue la connessione tra uomo e natura, mettendo in comunicazione la scienza con la poesia: dalle liriche di Rilke alle opera botaniche di Goethe (La metamorfosi delle piante) e Carlo Linneo (Species Plantarum). Ma il film è anche una riflessione sulla creazione e sulla riproduzione delle immagini. La tecnologia è infatti ricorrente in tutti gli episodi e si presenta come uno strumento alleato in questo percorso di connessione e decodificazione tra la coscienza umana e quella vegetale. Per Grete è la scoperta della fotografia a permettere i primi studi visivi, in sostituzione alle illustrazioni di Goethe e Linneo. Hannes riesce a registrare con un elettrocardiogramma le reazioni di un geranio alla voce e alla presenza umana. Tony applica le sue attrezzature avanguardistiche neuronali al ginko biloba per instaurare un processo di scambio percettivo simile a un’esperienza psichedelica, con il film che qui, con ipnotici effetti visivi, sembra rimandare persino all’astrattismo fantascientifico di Kubrick e soprattutto a James Cameron. 
[...]
Enyedi raccoglie l’eredità di tanto cinema d’autore del ‘900 – il tempo e la natura scolpiti da Tarkovskij, il tempo e le sue alienazioni sentimentali del cinema di Wong Kar-wai – portandolo a una formulazione sorprendente, inedita e personale, aperta alle possibilità di un nuovo futuro visivo e umanista, con le piante che a fine film vengono citate e ringraziate come fossero personaggi, agenti attivi di un magnifico film sensitivo che riesce miracolosamente a filmare l’energia degli esseri viventi. 

Carlo Valeri - Sentieri Selvaggi - 05.09.2025