documentario, Italia, 2025, 93’
regia di Alessandro Bernard e Paolo Ceretto![]()
LA STORIA
Tra l’ottobre e il novembre 2018 una forte tempesta si è abbattuta sul nord-est italiano: l’uragano Vaia ha colpito come mai prima l’ambiente delle Dolomiti e delle Prealpi Venete, le stime contano l’abbattimento di circa 14 mila alberi. Questo disastro ha reso possibile il diffondersi del bostrico, un minuscolo insetto che si nutre dell’abbondante quantità di alberi abbattuti, che ha moltiplicato la sua azione anche sugli abeti del bosco: in seguito alla particolare siccità e allo stress di piogge della stagioni del 2022, oggi è presente un’epidemia di bostrico, che minaccia tutta la foresta, a sei anni dalla tempesta. Proprio in quei luoghi, per la precisione a Costa Bocche (Paneveggio, TN), in Val di Fiemme, si incontrano i due scienziati protagonisti di Il codice del bosco: Alessandro Chiolerio, fisico che a tratti sembra un alchimista, che usa tecnologia e biologia per captare segnali elettrici dalle piante, e Monica Gagliano, ecologa visionaria che sfida la scienza moderna con i lavori su comunicazione e intelligenza delle piante.
NOTA CRITICA
La macchina da presa degli autori cattura con il rigore e l’attenzione dell’osservazione le fasi di quello che inizialmente e sulla carta doveva essere il resoconto lineare di un esperimento, cambia strada diventando un’esperienza inattesa condivisa con gli scienziati che ci ha rivelato il vero cuore del processo scientifico: un viaggio fatto di ipotesi, errori e scoperte, dove pianificazione e imprevisti si intrecciano. Ed è questa mutazione “genetica” del e nel progetto e di riflesso del e nel racconto a rappresentare il punto di forza e d’interesse de Il codice del bosco, un’opera che nel proprio DNA mescola scienza, tecnologia e mito senza soluzione di continuità. La bellezza del lavoro sta in questa capacità dei registi, che già avevano collaborato in passato a progetti incentrati su temi affini e dal peso specifico rilevante (tra cui Waste Mandala), di farli coesistere e completare a vicenda.
Il risultato si rivolge a tutti, ma a conti fatti non è per tutti, poiché richiede un certo livello di attenzione e predisposizione nei confronti delle tematiche affrontate e del modo in cui queste vengono trattate. Il ché potrebbe costituire un limite dal punto di vista della fruizione, ma solo per coloro che non nutrono nessun tipo di interesse nei confronti di argomentazioni tanto universali quanto affascinanti, approcciate da Bernard e Ceretto con il gusto della scoperta da un lato e dal desiderio divulgativo dall’altro. I due aspetti non entrano però mai in rotta di collisione, ne si fagocitano per sottrarre spazio all’altro.
Ma al di là della mission, condivisibile o no, l’occhio vuole la sua parte con la cinepresa che regala immagini e panorami di struggente bellezza e potenza evocativa, pure quando le condizioni meteorologiche non aiutano e il bosco mostra le sue “cicatrici”.Potenza, questa, che arriva allo spettatore di turno anche attraverso il notevolissimo lavoro di sound design che rende la fruizione un’esperienza immersiva, tridimensionalmente spaziale e avvolgente. Esperienza che però necessità di una sala e di un impianto audio degno di nota per essere vissuta appieno. Ascoltare per credere.
Francesco Del Crosso - CineClandestino - 01.05.2025
