Limiti planetari

Nel 2009 sulla rivista scientifica Nature venne pubblicato un articolo, a firma di 29 tra i maggiori scienziati esperti di scienze della Terra e di scienza della sostenibilità, in cui si identificavano i principali processi che regolano la stabilità e la resilienza del sistema terrestre, proponendo – per questi processi – dei limiti quantitativi entro i quali l’umanità può continuare a svilupparsi e prosperare per le generazioni a venire. Questi limiti furono battezzati “planetary boundaries” [limiti planetari], e superarli aumenta il rischio di generare cambiamenti ambientali improvvisi o irreversibili su larga scala.
I processi identificati, sono nove:
    • il cambiamento climatico 
    • l’acidificazione degli oceani
    • la riduzione della fascia di ozono nella stratosfera
    • la modifica del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo
    • l’utilizzo globale di acqua dolce
    • i cambiamenti nell’uso dei suoli, quali la deforestazione
    • la diffusione di aerosol atmosferici
    • l’inquinamento chimico e il rilascio di nuove entità
    • la perdita di integrità della biosfera

L’alterazione di tutti i processi identificati deriva da una sola causa: la rottura, da noi provocata, dei cicli fondamentali che per milioni di anni e fino alla rivoluzione industriale hanno regolato gli equilibri della biosfera: i cicli dell’ossigeno, dell’anidride carbonica, dell’azoto, del fosforo e dell’acqua. 

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