film, Palestina-Francia, 2025, 119'
regia di Annemarie Jacir![]()
LA STORIA
1936. Mentre i villaggi della Palestina si ribellano al dominio coloniale britannico, Yusuf si divide tra la sua casa di campagna e Gerusalemme, dove si respira grande irrequietudine, desiderando un futuro al di là dei crescenti disordini. Ma la storia è inesorabile. Con il numero crescente di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo in Europa e la popolazione palestinese che si unisce nella più grande e lunga rivolta contro il dominio britannico durato 30 anni, tutte le parti precipitano verso un inevitabile scontro in un momento decisivo per l’Impero britannico e il futuro dell’intera regione.
Palestina 36 non si concentra sulla dichiarazione di indipendenza di Israele del 1948 – nota ai palestinesi come Nakba ("catastrofe") – sebbene questa incomba minacciosa all'orizzonte del film, bensì su un momento precedente di profondo cambiamento: il 1936, quando la Grande Rivolta Palestinese ruppe l'apatia del dominio britannico per protestare contro le ingiustizie di lunga data, l'espropriazione delle terre e le politiche sioniste.
Con un cast che include Hiam Abbass, Saleh Bakri, Jeremy Irons e Liam Cunningham, Palestina 36 è il progetto cinematografico più ambizioso mai realizzato nel Paese. Dopo l’avvio della pre-produzione nel 2023, il film è stato costretto a interrompere più volte le riprese a causa della guerra seguita al 7 ottobre, trasferendo parte della lavorazione in Giordania prima di riuscire a tornare in Palestina. Unico lungometraggio girato nel Paese negli ultimi due anni, il progetto prosegue come gesto artistico e politico di resistenza.
LA RECENSIONE
Molti sono i fili del racconto ed è avvincente perdersi tra i personaggi. Il valore è duplice: oltre ad accrescere una trama speziata e stimolante, i personaggi offrono la possibilità di ampliare lo sguardo storico. Così, tra chi imbraccia fucili, chi indice scioperi e chi si prende cura dei rivoluzionari si percepisce che non c’è alternativa alla resistenza. Emerge anche la figura di Khouloud, coraggiosa giornalista, parte della resistenza palestinese non armata e moglie di un ricco palestinese che non disdegna di mantenere contatti con i colonizzatori. Khouloud oppone la penna alle violenze britanniche e risveglia un senso di appartenenza forse perduto. Di fronte agli orrori compiuti dall’esercito, l’indifferenza diventa un lusso inaccettabile e la sua lotta un monito universale.
L’ultima scena è un atto di appartenenza e un invito al tempo stesso. Mentre sfila un corteo di protesta, Khouloud risponde al marito, che propone di tornare a casa per pranzo, lasciandogli la fede tra le mani e raggiungendo il corteo. L’invito a sentire ed appartenere ad un ideale al punto da mettere in discussione tutto il resto è commuovente e forse irripetibile. E in questo punto il film apre nuovamente al presente. È possibile oggi avere un senso di appartenenza simile verso qualcosa?
Leonardo Ricci Lucchi - Sentieri Selvaggi - 07.09.2026

