documentario, Italia, 2026, 82'
film di Matteo Righetto, regia di Marco Zuin



LA STORIA


Il documentario si apre con i suoni del vento e del mare, ma le immagini mostrano tracce di vita in montagna: un fossile, un prato, una ghiandaia, orme di animali, un palco di capriolo. Tracce che parlano di un passato profondo e di un legame ancestrale con la natura.

Cosa significa oggi salire in vetta? Ha ancora senso parlare di eroismo e velocità, o la montagna dovrebbe insegnarci qualcosa di diverso? Lo scrittore, in una piccola baita, legge appunti per un libro. Le sue riflessioni, presenti lungo il film, guidano lo spettatore in un dialogo intimo e argomentativo. Si alternano escursioni, incontri con alpinisti di generazioni diverse, tra cui una giovane climber e una leggenda degli 8000. Insieme percorrono spettacolari itinerari, riflettendo su come le Dolomiti siano sentinelle della crisi climatica e simboli di un possibile cambiamento: vivere più lentamente, riscoprendo il selvatico e contrastando la frenesia urbana. Il documentario mostra anche le contraddizioni: code di auto, turisti inconsapevoli, alpinisti che vedono nello scioglimento dei ghiacciai nuove opportunità, ignorando la fragilità dell’ambiente. Filmati di famiglia in Super8 si intrecciano con immagini contemporanee, mostrando come il paesaggio sia cambiato in pochi decenni e mettendo in luce la relazione tra uomo e montagna.



LA RECENSIONE

Possiamo considerare i luoghi in cui viviamo come specchio del nostro tempo? Possono offrirci indicazioni per affrontare il futuro? E se la montagna potesse parlarci, sapremmo ascoltarla? Forse non è davvero muta: ci parla in un linguaggio che solo pochi comprendono.

Queste sono le domande al centro di Per silenzio e vento, il documentario ideato e scritto dallo scrittore Matteo Righetto, con la regia di Marco Zuin. Il progetto esplora il legame profondo e spirituale tra l’uomo e la montagna, proponendo una riflessione sui significati contemporanei dell’alpinismo, sul valore evocativo e civile dell’alpe e sul suo ruolo come guida verso una nuova consapevolezza ecologica e sociale.

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Matteo Righetto, che vive tra Padova e Colle Santa Lucia, nelle Dolomiti bellunesi, da anni intreccia narrativa e impegno attivo ecologista con cui invita ad agire per recuperare quello spirito selvatico che ci unisce alla Natura, come racconta nel suo recente saggio Il richiamo della montagna (Feltrinelli, 2025) e attraverso iniziative di sensibilizzazione, anche come Presidente della Sezione CAI Livinallongo-Colle Santa Lucia. Questo documentario prosegue e amplia il suo lavoro, portandolo sul piano cinematografico grazie alla consolidata sintonia e al pensiero comune con Marco Zuin, regista trevigiano impegnato nel documentario sociale, inteso come socialità e attenzione alla comunità al suo fianco.

Un documentario che è non solo una riflessione civile e poetica: dalla relazione individuale con la montagna a una prospettiva comunitaria, in cui l'alpe diventa metafora di rigenerazione, consapevolezza e cura.

Redazione CAI - Lo Scarpone