La Rassegna Cinema e Ambiente di Vittorio Veneto presenta martedì 13 ottobre al Multisala Verdi di Vittorio Veneto, il documentario di Fabrizio Gammardella Maledetti vegani, che raccontando il movimento vegan attraverso storie e testimonianze, dimostra come questa scelta stia entrando sempre più nella società italiana. Ma c'è anche un momento in cui il documentario smette per qualche minuto di essere dimostrativo e diventa racconto, con la testimonianza di un ex allevatore che oggi dedica la propria vita agli animali che un tempo sarebbero stati destinati al macello. L'espressione di un'etica fondamentale per chi pratica il veganismo.
Contemporaneamente all'uscita nelle sale cinematografiche di Maledetti vegani, a fine maggio è stato pubblicato il Rapporto Italia Eurispes 2026 che fotografa il modo in cui gli italiani si rapportano al cibo, agli animali, alla salute e alle filiere alimentari. Se il dato sulle pratiche alimentari resta fondamentale, esso va però letto insieme ad altri segnali, soprattutto quello relativo alla sensibilità verso lo sfruttamento animale.
Quindi, se è importante chiedere: “quanti italiani sono vegani?”, la domanda più interessante è: "quanto sta cambiando la soglia morale della società nei confronti degli animali?"
I NUMERI
Nel 2014 gli italiani che si dichiaravano vegani erano lo 0,6%. Oggi sono il 3,2%. Una crescita più che quintuplicata in poco più di dieci anni. Mentre la stragrande maggioranza degli italiani è onnivora: 86,6%, il totale di chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana oggi arriva all’8,5%: il 5,3% si dichiara vegetariano, il 3,2% vegano.
Ma se una parte consistente degli italiani non cambia dieta, sta però cambiando giudizio. Nel 2026 il 79,1% degli italiani si dichiara contrario agli allevamenti intensivi per uso alimentare. Nel 2025 era il 71,4%. In un solo anno la contrarietà cresce di 7,7 punti percentuali, quasi otto. Ed è un salto che pesa, perché non riguarda una minoranza militante già convinta, bensì una porzione larghissima dell’opinione pubblica.
Il rapporto, in questo caso, rileva qualcosa di molto importante: la maggioranza degli italiani continua a definirsi onnivora, ma accetta sempre meno le pratiche che rendono visibile lo sfruttamento animale. Il cambiamento delle abitudini alimentari non procede alla stessa velocità del cambiamento della sensibilità etica. Prima cambia lo sguardo, poi cambiano, più lentamente, i comportamenti.
IL DOCUMENTARIO
In una società dominata da tradizioni alimentari e culturali difficili da scalfire, Maledetti Vegani intraprende un viaggio nell’universo "a base vegetale" del nostro Paese.
Dagli sportivi vegani di livello mondiale, come Max Brunaccioni e l’ex olimpionico Riccardo Bugari, alla food creator più seguita d’Italia, Fabiola Vegmamy. Dal rigore scientifico della Dott.ssa Silvia Goggi alla contagiosa simpatia dell’ex allevatore Massimo Manni. Storie di successo che diventano il cuore di una rivoluzione gentile capace di attraversare il mondo del food e trascinare lo spettatore in un sorprendente tour culinario tra alcuni dei ristoranti vegani più gustosi della penisola, come il Romeow Cat Bistrot. Un mix esplosivo destinato a far crollare, con ironia e gusto, tutti i pregiudizi sull’universo vegano.
Più vicino alla divulgazione che al documentario d'osservazione, Maledetti vegani presenta testimonianze diverse che convergono verso una medesima tesi, dove ciascun personaggio potrebbe diventare il punto di partenza di un racconto autonomo.
Ma l’intuizione più felice del regista sta nel sottrarre il veganismo alla retorica della privazione. Nessuno dei suoi testimoni sembra interessato a raccontare ciò a cui ha rinunciato. Al contrario, i protagonisti parlano di quello che hanno scoperto. La domanda implicita non è più «che cosa non puoi mangiare?», ma «quante possibilità si sono aperte?». Il cibo diventa allora una specie di tavolozza: ingredienti, consistenze, colori e ricette non sono sostituti impoveriti della cucina tradizionale, ma materia con cui esercitare una forma di creatività quotidiana. Ed è qui che il documentario trova forse il suo tema più interessante: la creatività come risposta al limite.
Maledetti vegani funziona soprattutto come esperimento di contaminazione tra documentario, divulgazione e racconto seriale. Non chiede necessariamente allo spettatore di cambiare dieta, quanto di spostare lo sguardo. Perché forse il punto non è stabilire che cosa togliere dal piatto, ma capire che cosa può nascere dal vuoto che abbiamo deciso di lasciarvi.
Articolo elaborato dalle seguenti fonti: nfilm - Veganok - TaxiDrivers - Greenme
